mercoledì 26/05/2010 GUADAGNO:" LA PIAZZA PERFETTA PER FAR BENE"

 

 

Antonio Guadagno, classe 1991

Guardando alla supersfida tutta campana dei play-off del raggruppamento H si sbilancia e dice “Pianura strafavorito”. Proiettandosi alla rassegna iridata di Sud Africa 2010 in onda a giugno a meridione del “continente nero”, stravede per la mentalità vincente inculcata da mister Capello all’Inghilterra, ma al contempo esalta il gioco frizzante della Spagna e , in cuor suo, tifa Italia.

Antonio Guadagno, jolly d’attacco classe 1991 nativo di Pollena Trocchia (Na), è uno dei numerosi elementi sfornati dalla juniores granata di mister Enrico Officioso che ha avuto l’onore e l’onere di compiere il salto in lungo direttamente nei gangli della prima squadra. Durante il ritiro precampionato, quando alla guida tecnica del team messo su dalla famiglia Romano c’era ancora mister Mario Pietropinto, si mise in luce per tecnica e capacità di saltare l’uomo nello spazio nonostante la giovanissima età: sulle alture di Caposele, dunque, le prime scie d’un talento destinato ad esplodere a breve.

Poi, con la casacca dei granatini cucita addosso, sabato dopo sabato, Guadagno inizia a sfornare assist e rifornimenti continui per i compagni di squadra, oltre a mettere a segno una quantità impressionante di goal (quasi uno a partita) che permettono alla formazione giovanile vesuviana di posizionarsi nei primi gradini della graduatoria. Poi, il passaggio in prima squadra con Nastri prima e con Corino poi, arriva addirittura a mettere a segno un goal decisivo nel 3-0 inflitto al “Gobbato” al Francavilla sul Sinni di Lazic, motivo di vanto per lo stesso giocatore che, ancora in preda all’emozione per il dolce ricordo, spiega:« Sì, nella juniores ho fatto quasi un goal a partita, ma se ho avuto la possibilità di migliorarmi lo devo soprattutto a mister Officioso, che non mi ha mai caricato di responsabilità e mi ha sempre fatto giocare nelle condizioni migliori per farmi esprimere al meglio. Ci ripeteva e ci diceva sempre di non mollare mai, anche nelle difficoltà. Ho cercato di dare sempre il massimo  in allenamento per sperare in una convocazione inj prima squadra».

Il tempo passa, arriva la chiamata in prima squadra, diverse apparizioni sopra le righe, tanto sacrificio e poi la gioia della prima segnatura con nello stadio di Via Ravenna. «Sì, quel goal è stata una gioia immensa per me. Non vi nascono che l’ho rivisto almeno 30 volte e quella mia esultanza può spiegare tutta la felicità che ho provato. La calorosa risposta della curva è stata emozionante e stupenda: ricordo ancora la gioia di tutti i miei compagni di squadra».

Quale difensore ti ha messo in difficoltà e quale portiere ti ha impressionato maggiormente. Tra tutti i bomber che hai avuto modo di affrontare, chi ti piacerebbe avere in squadra?

« Ricordo che il numero 2 del S.Antonio Abate (Nettuno) nella gara di ritorno al Gobbato mi diede filo da torcere e aveva molta esperienza. Il portiere più difficile da superare è stato Di Vincenzo del Casarano, mentre come bomber mi terrei stretto Ciro Auricchio. Secondo me, in assoluto, il Casarano era la formazione più forte ed organizzata, erano compatti in tutti i reparti e pronti al sacrificio:forse questo aspetto gli ha permesso di essere sempre in corsa per i primi posti».

Sei rammaricato di non essere approdato ai play-off dopo la grandissima rimonta effettuata con Corino in panchina?. E cosa ci dici sul tuo futuro?

«Il rammarico è tanto, se penso che abbiamo fatto una rincorsa incredibile con vittorie e grandi prestazioni. Poi, arrivati ad un passo da un traguardo veramente importantissimo, dispiace non aver potuto continuare a sognare. Il mio futuro? Sicuramente il mio sogno è di rimanere ancora qua a giocare. Devo ancora maturare molto ed imparare a gestirmi, visto che spesso ho finito le partite che non ce la facevo neppure a camminare a causa dei crampi. Questa è la piazza perfetta per maturare e per far bene».

Infine, qual è il tuo vero ruolo, visto che giocavi da trequartista nella juniores e cosa ti senti di dire ai tuoi coetanei che sognano un giorno di vestire la casacca della prima squadra?

« Nella juniores ho quasi sempre giocato nel mio ruolo preferito, cioè quello di seconda punta, ma con la prima squadra ho fatto l’esterno di centrocampo sia sulla destra che sulla sinistra e spesso abbiamo giocato con le tre punte. Quando il mister mi ha schierato come esterno credevo fosse più difficile fare entrambe le fasi, cioè quella d’attacco e quella difensiva. Ma una volta capiti i meccanismi, con l’impegno in allenamento, mi sono trovato alla grande. Noi giovani dobbiamo impegnarci sempre senza strafare ed avere la capacità di non arrendersi mai, sia in allenamento che durante le partite. Un grazie ai tifosi, alla società, a mister Mario Pietropinto che ha creduto in me nel ritiro e a mister Corino, una persona splendida che pretende sempre il massimo in allenamento e crede nei giovani: è grazie a lui se ho giocato quasi metà campionato». 

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